Alimentazione: regole essenziali

Un problema comune che può presentarsi è quello dei digiuni , totali o parziali: il cane lascia il pasto, mangia solo qualche crocchetta...che succede?

 

L'atteggiamento istintivo dell'umano preoccupato è di solito lo porta a 2 comportamenti:

 

a) per sicurezza li lascio la ciotola a disposizione, così finirà più tardi

 

b)  il cibo non gli piace, ne compro subito un'altro

 

Entrambi gli atteggiamenti sono errati e portano a svariate problematiche.

 

Nel caso A, la ciotola sempre a disposizione porta in promis il cane a non compiere mai un pasto completo ma a "smangiucchiare" a caso nella giornata e già questo è un bel problema: l'apparato digerente del cane necessita di essere riempito e lasciato poi a compiere il suo dovere , per questo motivo le crocchette per cani hanno delle apposite formulazioni studiate per una digestione di diverse ore.

 

Mangiando poco e spesso il cane sballerà completamente il suo metabolismo, non sarà mai sazio e tranquillo ne mai affamato.

 

Il caso B comporta una serie di variabili una peggio dell'altra e le riporto con l'aiuto di un articolo di Valeria Rossi:

 

Offrire del cibo diverso appena il cane mostra poco interesse per le "solite" crocchette, porta il cane a fare "due più due".

In questo caso, il “due più due” funziona così: “Se non mangio, mi cambiano la pappa”.

E ovviamente, senza alcuna malizia e senza alcuna intenzione di fare “capricci”, i cani mettono in pratica il metodo che si è rilevato funzionante ogni volta che la pappa X o Y li ha stufati.

Il che comincia a succedere sempre più spesso, con regolarità impressionante.

Si comincia a saltare il pasto dopo due o tre mesi, poi dopo un mese, poi dopo due settimane, poi ogni due-tre giorni.

E non ci si può illudere che il nostro cane “sia diverso”, perché fanno tutti così.

Ma perché non potremmo accontentarli – si chiederà qualcuno – e considerare il cane un po’ come un marito, il quale comincia a bofonchiare se solo gli ripresentiamo la stessa pappa a pranzo e cena?

Il motivo è molto semplice: perché l’apparato digerente del cane è “programmato” per mangiare sempre le stesse cose, o quasi.

Non dimentichiamo che il cane è ancora fatto – almeno al 99% – come un lupo: e il lupo mangia proprio  sempre la stessa sbobba, con la sola differenza che deve predarla per riuscirci.

Però mangia sempre e solo carne cruda (in alcune parti del mondo sempre e solo la stessa carne, perché preda un’unica specie), accompagnata dal contenuto vegetale dello stomaco delle sue prede, che sono quasi sempre erbivore.

Che succederebbe a un lupo se gli sottoponessimo un menu vario e apparentemente più appetibile?

Sicuramente il risultato sarebbe un clamoroso diarreone sparso per tutta la foresta!

 

Per il cane, in realtà, le cose sono un pochino cambiate: la sua immensa adattabilità ha fatto sì che riuscisse a seguire anche una dieta più varia senza subire gravi conseguenze, tant’è che esistono cani che mangiano per tutta la vita gli scarti della tavola dei loro umani (compresi cibi speziati, dolci e tutto ciò che si considera “proibitissimo”)… e sopravvivono  senza problemi (o quasi).

Però è il solito discorso: il fatto che il cane di adatti praticamente a tutto non significa che tutto gli faccia bene.

Soprattutto, conta quando e come questa adattabilità gli venga richiesta: se si comincia fin da cucciolo a dargli da mangiare in modo estremamente variabile, di solito il cane si adatta bene e senza problemi (sempre che la variabilità non comprenda i cibi proibiti, perché in quel caso “sembrerà” che si stia adattando, ma in realtà avrà un fegato grosso come un pallone, o i reni ad alto rischio… e così via).

Un cane adulto che ha sempre mangiato lo stesso cibo, ed improvvisamente viene sottoposto a una dieta molto varia, reagirà quasi sempre come il lupo dell’esempio precedente: cagotto a gogò.

 

Tant’è vero che nei momenti in cui si deve effettivamente cambiare la sua dieta (svezzamento, prima di tutto, e poi passaggio dal mangime “puppy” a quello per cani adulti, o da quello per adulti a quello light per anziani), la cosa va fatta gradualmente, mescolando all’inizio un po’ dell’uno e un po’ dell’altro e poi aumentando un po’ alla volta le dosi della nuova pappa e facendo sparire quella precedente.

 

Se non si osservano queste precauzioni, l’apparato digerente del cane reagisce con la diarrea di cui sopra, dando chiari indizi del fatto che cambiar pappa non è precisamente l’ideale per lui.

 

Se si comincia fin da cucciolo a dargli alimenti variabili (e corretti), invece, il cane si adatta bene: ma… c’è un “ma” grosso come una casa, e cioè la possibilità che, una volta esaurite le possibilità di “cambiar menù”,  il cane continui ugualmente a pretendere cibi nuovi: continuando, nel caso in cui non venga accontentato, con il metodo che ritiene funzionale (perché noi l’abbiamo convinto che lo sia). E cioè lo sciopero della fame.

 

Che per lui, ovviamente, continua a NON essere un capriccio: semplicemente, sa che funziona! E non si sta neppure dando la zappa sui piedi, perché – ricordate? – il cane è ancora molto lupo, e un lupo può stare benissimo una settimana senza mangiare.

 

E’ nella sua natura, è programmato per potercela fare senza drammi… perché in natura la ciotola non arriva tutte le sere, anzi a volte non arriva per giorni e giorni.

Quando un cane salta il pasto per più giornate, il suo umano si strappa i capelli: oddio, dimagrisce, oddio, morirà!

 

Ma neanche per idea.

 

Certo, un po’ dimagrisce: è normale, se non si mangia! Ma appena si ricomincia a mangiare, si recupera rapidamente.

Al lupo interessa sopravvivere, non “mangiare per il gusto di farlo”: e sia il cane che il lupo sanno benissimo che si può sopravvivere senza cibo per periodi piuttosto lunghi.

 

Se poi c’è una ciotola sempre a disposizione, e se ne può piluccare qualche boccone ogni giorno… la cosa può andare avanti all’infinito, perchè la sopravvivenza è garantita (anche se l’animale si riduce pelle e ossa).

 

Gli umani si disperano, ma lui no, neanche un po’: il vero problema sta proprio nel fatto che, andando avanti così all’infinito, il cane va effettivamente incontro a problemi di salute.

 

Si può verificare l’equivalente canino di un’anoressia nervosa: anche gli anoressici continuano a non mangiare perché non si rendono conto dei danni che si stanno autoprocurando.

 

Ovviamente il cane non ha certo problemi mentali come quello di “vedersi grasso”,

o di voler attirare l’attenzione non mangiando: il cane pensa soltanto che ciò che ha funzionato una volta debba funzionare per sempre.

“Se salto il pasto, mi danno qualcosa di più buono” è l’unico pensiero che gli passa per la testa: e siccome è un animale tenace, a volte continua a provarci fino a stare realmente male.

Vale la pena di rischiare, solo per “non sentirsi Rottermaier”?

Io penso proprio di no.

 

Quindi vorrei concludere ricordando alcuni punti essenziali a favore della “linea dura” (ovvero, del togliere la ciotola dopo dieci minuti da quando gliel’abbiamo data e nel ripresentargliela il giorno dopo):

 

a) Se il cane pensa che la “solita sbobba” l’abbia stufato, innanzitutto è perché siamo stati noi a fargli scoprire gusti diversi e più appetibili: i cani che mangiano davvero sempre e SOLO la stessa cosa, normalmente non se ne stufano, quindi  se gli facciamo conoscere solo i cibi più adatti a lui, sarà tutto di guadagnato;

 

b) se il cane viene accontentato una volta quando rifiuta il cibo, quella che era soltanto una “richiesta” si trasformerà molto rapidamente in un vizio.

 

Vizio che, oltre ad essere paurosamente antieconomico visti i costi di un buon mangime, può rivelarsi anche pericoloso perché si può arrivare a una vera e propria anoressia.

 

c) ci sono momenti della vita del cane in cui il passaggio ad un’alimentazione diversa è consigliabile o addirittura obbligatorio (come al momento dello svezzamento): in questi casi è lecito cambiare, ma sempre e solo con gradualità, iniziando con il cibo nuovo mescolato a quello vecchio e cambiando via via le proporzioni (nel giro di una settimana circa) per arrivare a quello nuovo.

 

Uno dei passaggi più difficili (perché si può instaurare un vizio alimentare) è quello dal mangine puppy a quello per adulti: il passaggio NON deve mai avvenire durante uno “sciopero della fame” del cane, che altrimenti si convincerà che il metodo funzioni, ma il mangime puppy a volte “stufa” davvero il cane solo perché lui si rende conto (istintivamente e del tutto inconsciamente, sia chiaro) che non va più bene per lui.

 

Se si aspetta troppo a cambiare, quindi, ci si può trovare in una situazione assai scomoda, ovvero quella in cui noi dobbiamo e vogliamo cambiare, ma il cane ha già iniziato a rifiutare il cibo.

 

Questo accade anche per colpa delle ditte produttrici di mangime, che spesso danno indicazioni fuorvianti.

 

Quasi tutte, infatti, sostengono che il mangime di tipo “puppy” (ovvero: “per cuccioli”) si possa dare fino agli otto mesi circa (in qualche caso addirittura dodici). Questo equivale a dire alle mamme umane che il loro bambino può mangiare omogeneizzati fino a sei anni.

 

E’ evidente che il bambino si stuferà molto prima! E pure il cane.

 

Il mangime “puppy” va bene fino ai quattro-sei mesi (dipende dalle razze), ma non oltre. E se vi state chiedendo perché i produttori dicano “otto” o peggio… be’, guardatevi un po’ il prezzo di un “puppy” e quello di un mangine di mantenimento per adulti, e capirete l’arcano.

 

d) ATTENZIONE, IMPORTANTE: nessun cane è mai morto di fame avendo del cibo a disposizione.

Nessuno. Mai. Non ne esiste un solo caso in tutta la letteratura scientifica conosciuta.

 

Ci sono cani che rifiutano il cibo e che si lasciano morire in seguito ad un trauma, a una depressione (tipico il caso della scomparsa del loro umano): ma non è ma esistito un solo cane che si sia lasciato morire perché non gli piaceva la pappa!

 

e) la linea dura funziona, questo lo sappiamo tutti… ma non è che funzioni perché il cane “si rassegna” a mangiare per tutta la vita qualcosa che non gli piace.

 

Funziona perché il cane, quando riprende a mangiare, lo fa con vero entusiasmo, spazzolando via il cibo e trovandolo assolutamente di suo gusto (ammesso e non concesso che “senta” qualche gusto, a giudicare dalla voracità con cui mangia).

 

Il cane, insomma, “ci ha provato”: ha assaggiato i bignè e ha provato a vedere se si poteva vivere solo di quelli… ma una volta assodato che no, non si poteva, e che l’alternativa era il digiuno, torna ad apprezzare (e non certo a “sopportare” o a “subire”) la pappa più salutare.

 

f) tutto quanto detto sopra vale, ovviamente, solo per un cane assolutamente SANO. Quindi, prima di intraprendere la linea dura, è sempre indispensabile un bel check up completo dal veterinario.

 

Il cane può rifiutare il cibo per motivi di salute (l’esempio più classico sono i parassiti intestinali, che in alcuni casi scatenano una fame vorace, ma poi portano al l’inappetenza), che ovviamente vanno risolti prima di fare qualsiasi altra cosa.

 

Purtroppo, in alcuni casi, una malattia che portava inappetenza ha dato la stura al vizio, perché gli umani, giustamente preoccupati, hanno cercato di “far mangiare qualcosa al cane” ad ogni costo, perché “gli servivano le forse per guarire” .

 

In realtà il cane non mangia perché “sa”, istintivamente, che la miglior medicina per le patologie che interessano l’apparato digerente è proprio il digiuno: ma farlo capire alle Sciuremarie è quasi sempre impossibile.

 

Quindi partono le fettine di prosciutto, il sottofiletto appena scottato, l’ovetto sbattuto… e quando il cane è guarito,  e si ritrova davanti le solite crocchette, fa – giustamente – il gesto dell’ombrello alla Sciuramaria: “Adesso ‘sta roba te la mangi tu, io voglio il prosciuttino e l’ovetto”.

E dategli torto.

 

Insomma, “sentirsi mostri” quando si agisce per il bene del cane non è molto sensato: è comprensibile, certo, specie di fronte a certi sguardi strappalacrime che conosciamo tutti bene… ma sensato non è.

 

Dunque occorre resistere alla tentazione, ripetendosi anche duemila volte al giorno “questo, anche se non sembra, è ancora in gran parte un lupo: e i lupi saltano pasti in continuazione senza risentirne per niente”.

 

Aggiungo ancora una cosa che potrebbe sembrare scontata, ma forse non lo è: se il cane tira avanti per giorni e giorni con quattro crocchette alla volta, e non perde più di qualche etto… forse lo stavate allegramente sovralimentando!

 

Quindi potrebbe non essere stufo del “tipo” di pappa, ma non avere semplicemente bisogno di “tutta” quella pappa.

 

Se così fosse, ringraziate il cielo per avere un cane che sa autoregolarsi: perché altri continuerebbero a mandar giù tutto, avviandosi allegramente verso l’obesità e tutti i problemi di salute connessi.

 

 Tratto da " Linea dura: mi sento un mostro...." di Valeria Rossi - tipresentoilcane.com