Dominanza: facciamo chiarezza

Questo articolo di Valeria Rossi è davvero molto interessante, parte da una discorso a mio avviso già anche troppo discusso, ovvero i metodi di Cesar Millan e i soliti tentativi di "classificarlo" come genio o maltrattatore..... difficile scegliere tra bianco e nero, viste le circostanze....ma come dicevo non mi interessa la premessa che parla di Millan, ma il concetto successivo, che affronta molto bene l'argomento "capobranco" , fondamentale se si vuol avere un buon rapporto con il proprio cane.

Vi invito a leggere con attenzione.

 

- di Valeria Rossi

Non si parla d’altro. Anzi, se ne è già parlato fin troppo: su alcuni forum gli amministratori minacciano di sparare a vista su chiunque nomini Cesar Millan, il famoso dog whisperer televisivo, che in realtà più che un sussurratore sembra un calciatore di cani, almeno a giudicare dai video che circolano su youtube.

Siccome noi non avevamo ancora trattato il “caso Millan”, vediamo di dire qualcosa in merito: anche perché, proprio stamattina, ho visto su FB che nonmiricordoquale associazione veterinaria ha preso netta posizione contro il sussurratore.

E allora, diciamolo una buona volta: Millan parte da un presupposto che personalmente condivido (ovvero che si debba essere il leader del proprio cane), ma  poi lo mette in pratica in un modo per cui gli sussurrerei volentieri di andarsene a quel paese, giusto per usare un eufemismo.

Il suo metodo non è certo “tradizionale” (du’ palle… ovviamente tutti i gentilisti d’Italia si sono fiondati a dire che Millan è il Guru Maximo dell’addestramento “tradizionale”); e non è neppure naturale, perché nessun cane prende a calci nella pancia un altro cane se vuole sottometterlo.

Ma soprattutto, da quel poco che ho visto (e non mi interessava vedere di più), mi è parso di capire che Millan affronta solitamente casi difficilissimi, cani che “o si mettono in riga, o finiscono morti ammazzati” (anche perché in America fanno presto a farti fuori): quindi i suoi metodi eccessivi e totalmente slegati da qualsiasi cognizione di etologia, psicologia canina eccetera potrebbero(condizionale: ma MOLTO condizionale) essere parzialmente (ma MOLTO parzialmente) giustificati dall’esigenza di ottenere un risultato immediato.

Ciò non toglie che in gran parte siano metodi assurdi, praticamente MAI condivisibili, anche perché più che risolvere un problema lo procrastinano: il cane schiacciato e sottomesso con questi metodi da “macho man” (o”truzzo man”?) magari si sottomettono a lui per paura, ma non fanno altro che accumulare stress che prima o poi finiranno sicuramente per sfogare su qualcun altro.

La cosa più assurda di tutte è che tanta gente lo prenda ad esempio quando/se deve rieducare un cane che non  rischia la camera a gas da un momento all’altro, ma è il normalissimo cane di una normalissima famiglia che avrebbe a disposizione tutto il tempo che vuole per rieducarlo in modo civile.

Ora, però, resta da stabilire che cosa sia “civile”… e immagino già i nostri lettori che urlacchiano “NOOOO!!! Un’altra diatriba gentilisti-tradizionalisti NOOOO!”

Bboni. State bboni.

Non è su questo piano, che voglio metterla.

O meglio, un po’ forse sì… ma senza polemizzare: anzi, dichiarando a tuttotondo che molto spesso gentilisti, tradizionalisti, olistici, zooantropologi, cognivisti e tutto il cucuzzaro, se riescono a levarsi di dosso l’etichetta di turno, concordano su diversi punti (che, guarda caso, non hanno granché a che vedere con i punti su cui si basa il lavoro del sedicente “sussurratore”).

Per dimostrarlo passo la parola ad una fanciulla di cui – ahimé – non sono riuscita a ripescare il nome (spero che me lo rammenti lei, se dovesse rileggersi!), che qualche annetto fa, proprio su questa rivista,  scriveva così:

“Le gerarchie: non capita di rado di leggere articoli di gentilisti che rinnegano la loro esistenza, dicendo che il cane è solo un animale opportunista e che nel suo addestramento l’importante è rinforzare i comportamenti corretti e ignorare quelli scorretti, che le gerarchie non c’entrano nulla e che il cane, derivando da un discendente “spazzino” del lupo, non è più considerabile un animale da branco.

Immediata la risposta dei tradizionalisti: “Ma come! il cane è diretto discendente del lupo e ha mantenuto in tutto e per tutto il suo essere animale da branco. Per lui le gerarchie sono tutto! Va bene rinforzare i comportamenti positivi, ma se si stabilisce una chiara gerarchia per lui sarà più naturale ubbidire al suo capo e farà tutto con più gioia;  inoltre ci sarà più rispetto e non si permetterà di fare certe cose. Il capo inoltre ha il diritto di “punire”, perché questo avviene anche in natura”.

E qui iniziano i litigi,  perché i gentilisti considerano i tradizionalisti come dei sadici che raramente premiano ma sempre puniscono (pure con metodi crudeli);  i secondi, invece, considerano i primi dei deboli, che si fanno gestire dai cani, che non si fanno rispettare e che fanno fare ai pelosi tutto quello che vogliono.

Ma come sempre la verità sta nel mezzo… e la cosa divertente (se così si può dire) è che in realtà entrambi stanno sostenendo le stesse identiche cose, o quasi (le differenze le spiegherò dopo le analogie).

Stanca di questi litigi, dovendo svolgere una tesi di laurea proprio sullo stress da mancanza di gerarchie (pensate al mio panico quando mi hanno detto “le gerarchie non ci sono”!) ho deciso di fare una ricerca per chiarirmi le idee e per capire dove stava la verità scientifica.

All’inizio della mia ricerca mi sono imbattuta in un paragrafo così intitolato:  “Who says the domince model doesn’t work?” (Chi dice che il modello della dominanza non funziona?) con i nomi dei professionisti che avevano lavorato e fatto ricerche (scientifiche) sull’argomento.

Tra questi ho trovato: Jean Donaldson, Dr.Ian Dumbar, Drs.Garry Martin and Joseph Pear, Dr.Myrna Dilani, Pat Miller. 

Forte di questi nomi mi sono messa a cercare alcuni dei loro lavori. Ma man mano che li leggevo mi sono accorta che c’era qualcosa che non andava… loro non rinnegavano le gerarchie!

Loro rinnegavano il cosiddetto Modello di Dominanza (sinonimo di Gerarchie basate sulla dominanza) per appoggiarne un altro chiamato Modello di sottomissione (o Gerarchie basate sulla sottomissione).Ma che differenza c’è? 

Leggiamo i punti che il Dr.Dumbar detta in una sua intervista per spiegare questo “nuovo” modello:

-I cani non sono lupi e devono essere studiati in modo diretto.

-I maschi hanno rigide gerarchie.

-Anche le femmine hanno gerarchie, ma più variabili a seconda delle situazioni.

-Quando si mischiano i sessi, le regole vengono mischiate a loro volta.

-I maschi cercano di seguire la loro costituzione gerarchica, ma le femmine fanno delle “correzioni”.

-I giovani cuccioli hanno quello che viene chiamata “licenza del cucciolo”: in pratica questa licenza gli permette di fare praticamente qualsiasi cosa.

-Le femmine sono più tolleranti nei confronti di questa licenza rispetto ai maschi.

-La “licenza del cucciolo” viene revocata approssimativamente a quattro mesi di età.

-Da questo momento i maschi più vecchi, di medio rango, iniziano letteralmente a “torturare” psicologicamente il giovane fino a che questo non offrirà prontamente tutti i comportamenti di pacificazione e prenderà posto nel gradino più basso della gerarchia.

-I cani di grado più alto ignorano completamente la cosa.

-Non c’è Dominanza fisica. Tutto avviene attraverso dominanza psicologica e tutto è rituale.

-Una piccolissima percentuale di cani Alfa assume la propria posizione attraverso la forza e la brutalità: questi però vengono presto deposti.

-Nessun capo è come un dittatore.

-La maggior parte dei cani Alfa regna con benevolenza. Loro sono sicuri della loro posizione. Non litigano per dimostrare la loro posizione. Farlo abbasserebbe il loro status sociale, in quanto…

-Gli animali di medio rango litigano. Loro sono insicuri della loro posizione e vogliono avanzare rispetto ai loro pari.

-I cani di rango più basso non litigano. Loro sanno che perderebbero. Conoscono la loro posizione e l’accettano.

-Alfa non significa fisicamente dominante: significa che controlla le risorse.

-Moltissimi cani Alfa sarebbero troppo piccoli o fragili per dominare fisicamente, ma hanno imparato a gestire il controllo delle risorse più importanti.

-E’ il cane stesso a decidere quali sono le risorse di maggior valore. Un cane Alfa potrebbe rinunciare ad un buon punto in cui dormire semplicemente perché non gli interessa.

La dottoressa Myrna Dilani scrive che i cani Alfa non sottomettono con la forza gli altri cani, ma “governano” attraverso un sottile controllo psicologico, attraverso un portamento rilassato e sicuro, sguardi “crudeli” e fissi, camminate fiere, abbaiando o ringhiando.

E’ tutto ritualizzato.

Le interazioni giornaliere sono regolate da una serie di comportamenti di deferenza (da parte dei subordinati) e cooperazione aventi il ruolo di limitare le aggressioni.

La differenza tra il modello della Dominanza e quello della Sottomissione è che nel secondo non sono i “capi” a sottomettere a forza gli animali di grado più basso, ma sono quest’ultimi a sottomettersi di propria volontà al cane Alfa riconoscendo da se la loro posizione di subordinati.

Fino a questo punto penso che in queste regole si siano riconosciuti sia i gentilisti che i tradizionalisti.

Infatti nessun tradizionalista che lavora rispettando i cani vi dirà mai che la leadership si conquista con la paura, il dolore e la crudeltà…quelli sono i macellai e non sono degni di essere chiamati né addestratori, né educatori.

I problemi sorgono quando ci si pone la domanda “e se il subordinato non capisce che deve essere tale? Cosa fa l’Alfa?”

A questo punto, come abbiamo già detto, i primi accusano i secondi di maltrattare, picchiare, vessare il cane, mentre  i secondi accusano i “gentilisti” di lasciar fare al cane tutto quello che vuole e gli augurano di venire presto morsi!

Per rispondere a questa domanda (senza invischiarsi in sterili polemiche) bisognerebbe prima però cercare di capire perché il cane vuole provare la scalata gerarchica.

Stando alle regole sopra elencate possiamo notare che sono i cani di medio rango che si sfidano a vicenda; di conseguenza, se il cane arriva a mettere in discussione il nostro stato di leader, significa che in realtà lui non ci vede come tali: ci vede come suoi pari e vuole “giocarsi” con noi il posto di comando (comando inteso però come ruolo superiore tra i soggetti di “mezza tacca” gerarchica).

La differenza di vedute tra le due “fazioni” fa sì  che a questo punto ci siano due modi di procedere: i gentilisti ignorano il fatto e iniziano a lavorare a monte: quindi enfatizzano il controllo delle risorse e fanno capire al cane che loro sono i capi perché loro decidono quando si mangia, si passeggia, si gioca, ci si coccola.

I “tradizionalisti” invece preferiscono non far passare sotto silenzio il fatto e punire il comportamento sbagliato, oltre a gestire il controllo delle risorse.

Il problema che ha fatto nascere tante discussioni è  “come punisco il comportamento sbagliato? Cosa succederebbe in natura?”.

I “tradizionalisti” (non i macellai! badiamo bene a non fare di tutta l’erba un fascio) suggeriscono di comunicare con il cane attraverso il suo stesso linguaggio, ossia di ringhiargli e di capovolgerlo a pancia all’aria.

A questo punto, se il cane si arrende, tutto è finito; non si porta rancore e si inizia una nuova gestione del cane.

Coloro i quali in queste circostanze picchiano il cane, prendono magari il cucciolo per il coppino e lo scuotono con violenza, usano botte, frustate o qualsiasi altra cattiveria possa venire in mente… non sono “tradizionalisti”, sono ignoranti. Punto.

Così come chiunque sgridi il cane e poi non si ponga il problema di costruire un rapporto più corretto con lui non può essere chiamato Leader.

I “gentilisti” criticano anche questo tipo di approccio perché ritenuto inutile: dicono che è sufficiente ignorare e gestire meglio le risorse.

I “tradizionalisti” dicono che è più naturale così; nota bene, il loro intento non è quello di spaventare o far del male al cane!

Il loro intento è riprodurre quel movimento che fa la madre quando per sgridare i cuccioli troppo fastidiosi li prendono per il collo e li schiacciano a terra immobilizzandoli.

Se andiamo a vedere le relazioni sull’osservazione di branchi di cani fatte dal Dr. Ian Dumbar possiamo leggere che quando un sottoposto non mostra volontariamente deferenza e rispetto in genere è sufficiente uno sguardo fisso da parte del cane Alfa per rimettere le cose in chiaro.

Solo raramente c’è bisogno di rinforzare il proprio rango dimostrando una dominanza fisica.

I combattimenti e i litigi capitano raramente, se non come esacerbazione di problemi di socializzazione o per interventi umani. 

In realtà le gerarchie vengono chiarite all’interno del branco man mano che il cucciolo cresce attraverso il gioco e prove di forza “psicologiche” tra lui e gli adulti.

Nel caso un cucciolo infastidisse troppo un adulto, può venire rimproverato con piccoli morsi o con scene terrorizzanti (che durano peraltro pochi secondi) in cui si vedono cuccioli piangenti al suolo con la mamma ringhiante sopra. Scene terrorizzanti, appunto…ma niente più: il classico “tanto rumore per nulla”.

Nel caso di inserimento di cani adulti all’interno del branco le gerarchie verranno ristabilite attraverso combattimenti ritualizzati in cui uno dei due adulti alla fine deciderà spontaneamente di sottomettersi attraverso una delle posture o dei comportamenti atti allo scopo.

E’ vero che in alcuni casi, se ci si limita ad andarsene e ad ignorare il comportamento, può capitare che il cane si rafforzi nel suo atteggiamento e che per un attimo si senta veramente il cane “capo”; quindi, se ci si limitasse solo a ignorare le cose, presto queste potrebbero prendere una piega pericolosa.

Ma è importante sottolineare che per quanto i due punti di vista possano litigare sull’opportunità o meno di punire al momento del misfatto (comunque si parla sempre di cose gravi come nel caso di un tentato morso, mai della “pipi”fatta in casa!) entrambi sono d’accordo sull’importanza di rivedere il rapporto del cane attraverso una terapia comportamentale che riveda profondamente quello che è il controllo delle risorse e il nostro atteggiamento nei confronti dei nostri amici pelosi.

Non bisogna infatti dimenticare che se ci si rapportasse in modo corretto fin da subito, mettendo in chiaro quali sono i propri ruoli e i propri diritti/doveri, non ci sarebbe bisogno di nessuna disquisizione sull’utilità o meno della punizione.

Melissa Alexander scrive:  “Il tuo lavoro è essere un leader, non un boss, non un dittatore. La leadership è una grande responsabilità. Il tuo lavoro è provvedere a tutto ciò di cui il tuo cane può aver bisogno…cibo, acqua, cure veterinarie, bisogni sociali, sicurezza,ecc. 

Se tu fallisci nel provvedere a ciò di cui il tuo cane ha bisogno, il tuo cane provvederà a soddisfare questi suoi bisogni da solo”.

Questo non vuol dire dare tutto al cane, essere permissivi e lasciarlo “selvaggio”, perché verrebbero quindi a mancare i “bisogni sociali” e la “sicurezza”. Un buon capo sa quando e quanto dare e quando no.

In realtà, quindi, la disquisizione sull’esistenza o meno delle gerarchie è più che altro una questione di forma su ciò che “gentilisti” e “tradizionalisti” intendono per dominanza e su come questa debba essere dimostrata”.

Siete tutti d’accordo? Gentilisti e tradizionalisti?

Presumo (e spero) di sì: e con questo spero si capisca che spesso si sta a litigare come dei pirla solo sulla terminologia, o sull’etichetta di turno, invece di occuparsi – magari – di contrastare di comune accordo i macellai.

Per quanto riguarda poi il caso Millan… in tutto ciò che si è detto sulla dominanza, voi riuscite a vedere la figura di  Cesar Millan e il suo modo di intenderla?

Presumo (e spero) di no…dopodiché io non ho altro da aggiungere.

E voi?

Tratto da " la dura legge del boss...." di Valeria Rossi - tipresentoilcane.com