I cani e " l'amore" ..... non umanizziamo gli animali

L'argomento "coccole" è difficile da trattare, spesso la prima cosa che un possibile futuro proprietario mi dice è "lo ameremo tantissimo, come fosse figlio nostro" ...... ecco già mi spavento!!!
Sono però consapevole che se non si possiede una preparazione cinofila non si può sapere che, nella "mentalità canina" , le coccole non sono contemplate...... riporto parte di un articolo di Valeria Rossi per chiarire il concetto.


 

 Come succede ogni volta che tocco questo argomento, raccomandando di non coccolare ad capocchiam, ho visto espressioni da cane bastonato non negli animali, ma negli umani presenti: e sia chiaro che li capisco benissimo, perché io stessa faccio una fatica boia a non fiondarmi su tutti i cani che vedo (miei e altrui) e a non partire col coccolamento coatto.
Però cerco di resistere alla tentazione, perché le coccole coatte sono sbagliate.

Sono sbagliate per una serie di motivi:


a) perché carezze, abbracci & affini NON fanno parte dell’etogramma del cane. Ad accarezzarsi e abbracciarsi sono i primati (come noi), non i canidi. Avete mai visto un cane abbracciarne un altro? (Quando dormono insieme, non vale:  è solo che non sanno dove mettere le zampe!)

b) perché è vero che i nostri cani, a volte, sembrano apprezzare; e altre volte vengono proprio a chiederci, palesemente, di essere accarezzati… ma questo è un comportamento indotto dal fatto che, attraverso la convivenza con noi, hanno imparato a capire che questi per noi sono segni  di apprezzamento.
Quindi quella che cercano in realtà, quando per esempio fanno il classico gesto di infilarci il muso sotto la mano (e qualcuno se la spinge proprio sopra la testa), è la nostra approvazione sociale.
Peccato che l’approvazione sociale, in un branco, vada meritata e non debba/possa cadere dal cielo, così “tanto per”.
Approvare il cane quando non ha fatto nulla, in realtà, significa concedergli “onori e privilegi” per il solo fatto di esistere: ma questi onori e privilegi, in un branco, sono riservati ai soggetti di rango superiore.
Ergo, il nostro cane, quando ci “chiede le coccole” solo perché gli va, non ci sta dicendo qualcosa come: “Umano mio, ti amo tanto, fammi capire che mi ami anche tu”, bensì: “Ehi, tu, essere inferiore, gradirei una grattatina sulla testa: vedi di obbedire e di darmela subito!”.
Mi auguro che si capisca bene la differenza, perché è fondamentale.
E non bisogna lasciarsi incantare dal fatto che questa imperiosa richiesta ci venga presentata con gli occhi da cocker: rimane la richiesta di un capo a un suo inferiore gerarchico. Come se non bastasse…

c) quando un cane riceve determinati privilegi, si convince di meritarli.
Ovvero, anche se non è stato lui a chiedere di essere coccolato, ma noi lo facciamo senza un motivo, lui ritiene che gli stiamo tributando gli onori riservati a un soggetto di rango superiore.
In altre parole, coccolandolo ad capocchiam, gli stiamo dicendo “tu sei il mio capo, non sono io il tuo!”.
E potete star certi che il cane ci crede!
D’altro canto, perché mai non dovrebbe? E soprattutto, perché non dovrebbe approfittarne?
Se il vostro capufficio, che vi ha sempre trattato come una pezza da piedi, un ben giorno entra nella vostra stanza e vi dice “Lei è stato promosso, da oggi  è il direttore generale”… il primo pensiero che vi viene in mente non è forse: “AH! Quindi adesso comando io? Benissimo…e mo’ te le faccio spurgare tutte”?
Per fortuna i cani sono moooolto meno stronzi di noi, non sono (quasi mai) vendicativi e sono sostanzialmente più equilibrati di noi quando si trovano in una posizione di comando. Però, con le nostre coccole e stracoccole, la posizione di comando intanto gliel’abbiamo offerta.

Li state facendo voi, adesso, gli occhi da cocker e la faccia da cane bastonato?
State forse pensando “Ma come? Non dovrei più coccolare il mio cane?!? Questa è pazza!”
La risposta è “no”.
No, non sono pazza e no, non è assolutamente detto che non si debba MAI coccolare il proprio cane: semplicemente non lo si deve coccolare troppo, non lo si deve coccolare senza motivo e soprattutto non lo si deve coccolare quando è lui a chiederlo (Bisturi, levami immediatamente il muso da sotto il braccio, se non vuoi che faccia l’immonda figura di razzolare malissimo proprio mentre sto predicando bene).
Lo so che è difficile, anzi difficilissimo resistere: però bisogna imparare a girare la cosa a nostro vantaggio, non comportandoci come “dispenser di coccole a richiesta” (facendoci quindi addestrare dal cane), ma come soggetti di rango superiore che premiano con l’approvazione sociale i comportamenti corretti e graditi.
Non temete, è molto semplice: basta che, quando il cane viene a “esigere” le coccole, noi riusciamo a trasformarle in un premio anziché in una risposta sottomessa alla sua richiesta.
Basta dargli un semplice ordine: un “Seduto!” , un “Dai la zampa!” (UNA zampa, Bisturi, grazie: non tutte e quattro…), ed ecco che magicamente la nostra carezza non rappresenterà  più un “omaggio dovuto” al Grande Capo Occhi Languidi, né una nostra obbedienza alla richiesta dei boss, ma la corretta approvazione sociale al fatto che lui abbia risposto positivamente al nostro comando.

Un altro momento in cui bisogna “regolamentare” le coccole è quello del rientro a casa: quando il cane ci fa le feste, non sta soltanto “manifestando gioia” (specie se siamo usciti cinque minuti prima…), ma sta chiedendo attenzioni.
Lo stesso gesto di saltare addosso è l’”elaborazione adulta” di un comportamento infantile: il cane cerca di arrivare alla nostra faccia per poterci dare colpetti all’angolo della bocca… che è esattamente ciò che fanno i cuccioli nel momento dello svezzamento, quando in questo modo ottengono che la madre rigurgiti loro il cibo predigerito.
Noi non possiamo, ovviamente, rigurgitare alcunché: ma se copriamo il cane di coccole, in qualche modo abbiamo obbedito alla sua richiesta di “offrirgli qualcosa”. Ancora una volta, il cane ci sta addestrando e noi obbediamo ai suoi ordini.
E non va bene, nun se po’ fa’.

Quindi, quando rientriamo a casa, ignoriamo le sue attenzioni (più esagerate sono, più dovremo far finta di nulla), facciamoci gli affari nostri, leviamoci la giacca, posiamo le chiavi, mettiamo a posto la spesa… e POI, nuovamente, chiediamo al cane di fare qualcosa (anche di molto semplice): dopodiché potremo concedergli le coccole che voleva.

Ultima cosa: tutto questo vale quando si tratta del nostro cane: per i cani estranei, le “coccole sociali” non hanno alcun significato e quindi fiondarsi ad accarezzare un cane sconosciuto (solitamente al grido di “Macheccarinooooo!”) può ottenere soltanto due risultati: a) quello di far pensare al cane “Ma questo che vuole, chi caspita è e come si permette?” (il che può trasformarsi anche in un bel ringhio, o peggio); b) quello di far pensare al cane “Eh, sì, sono proprio figo! Tutti gli umani, al mio cospetto, si precipitano a rendermi omaggio!”. Il che potrebbe far aumentare la sua autostima, sì, ma anche renderlo un vero e proprio presuntuoso che poi si aspetta gli stessi omaggi dagli umani suoi. Quindi, coccolando eccessivamente i cani altrui, rischiamo di compromettere il loro rapporto con le proprie famiglie: e questo spiega, a volte, gli atteggiamenti arroganti manifestati soprattutto dai cani di piccola taglia e dal faccino adorabile, che per strada vengono letteralmente ricoperti da overdose di coccole e di “checcarini” immotivati e gratuiti.

 

Concludendo: è meglio non coccolare ad oltranza i cani altrui (e non far coccolare troppo il nostro da estranei), ed è assolutamente indispensabile “regolamentare” le coccole ai cani nostri, evitando che il nostro cane ci addestri (attenzione: lo stesso vale per le richieste di cibo, di gioco e di qualsiasi altra risorsa).
Non siete convinti? Allora vi riporto qui le parole di una delle partecipanti al seminario di ieri: “Io accarezzo continuamente i miei cani, li coccolo, li faccio giocare, do loro da mangiare… mentre mio marito quasi non li guarda in faccia. Il massimo che concede loro è una pacchetta sul garrese. Eppure lui è il loro Dio, vivono per lui, lo guardano adoranti… mentre a me obbediscono solo quando ne hanno voglia”.
Di situazioni come questa sento parlare in continuazione, quasi in ogni famiglia: e sono certa che anche a voi sia capitato di sentirne raccontare, o magari di viverne.
Chiedetevi perché!


Tratto da " Coccole sì, coccole no (ovvero: quando è il cane ad addestrare noi" di Valeria Rossi - tipresentoilcane.com