Questi gli articoli informativi disponibili che vi invito a LEGGERE , sono tutte informazioni molto utili :)


Vita in casa, al meglio per entrambi con il Kennel

Anche in questo caso preferisco utilizzare le parole di Valeria Rossi perchè le mie non valgono nulla....

Io utilizzo il kennel da anni, da sempre, ed è davvero un ottimo alleato, fa stare bene sia il cane che il padrone!

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I cani e " l'amore" ..... non umanizziamo gli animali

L'argomento "coccole" è difficile da trattare, spesso la prima cosa che un possibile futuro proprietario mi dice è "lo ameremo tantissimo, come fosse figlio nostro" ...... ecco già mi spavento!!!
Sono però consapevole che se non si possiede una preparazione cinofila non si può sapere che, nella "mentalità canina" , le coccole non sono contemplate...... riporto parte di un articolo di Valeria Rossi per chiarire il concetto.


 

 Come succede ogni volta che tocco questo argomento, raccomandando di non coccolare ad capocchiam, ho visto espressioni da cane bastonato non negli animali, ma negli umani presenti: e sia chiaro che li capisco benissimo, perché io stessa faccio una fatica boia a non fiondarmi su tutti i cani che vedo (miei e altrui) e a non partire col coccolamento coatto.
Però cerco di resistere alla tentazione, perché le coccole coatte sono sbagliate.

Sono sbagliate per una serie di motivi:


a) perché carezze, abbracci & affini NON fanno parte dell’etogramma del cane. Ad accarezzarsi e abbracciarsi sono i primati (come noi), non i canidi. Avete mai visto un cane abbracciarne un altro? (Quando dormono insieme, non vale:  è solo che non sanno dove mettere le zampe!)

b) perché è vero che i nostri cani, a volte, sembrano apprezzare; e altre volte vengono proprio a chiederci, palesemente, di essere accarezzati… ma questo è un comportamento indotto dal fatto che, attraverso la convivenza con noi, hanno imparato a capire che questi per noi sono segni  di apprezzamento.
Quindi quella che cercano in realtà, quando per esempio fanno il classico gesto di infilarci il muso sotto la mano (e qualcuno se la spinge proprio sopra la testa), è la nostra approvazione sociale.
Peccato che l’approvazione sociale, in un branco, vada meritata e non debba/possa cadere dal cielo, così “tanto per”.
Approvare il cane quando non ha fatto nulla, in realtà, significa concedergli “onori e privilegi” per il solo fatto di esistere: ma questi onori e privilegi, in un branco, sono riservati ai soggetti di rango superiore.
Ergo, il nostro cane, quando ci “chiede le coccole” solo perché gli va, non ci sta dicendo qualcosa come: “Umano mio, ti amo tanto, fammi capire che mi ami anche tu”, bensì: “Ehi, tu, essere inferiore, gradirei una grattatina sulla testa: vedi di obbedire e di darmela subito!”.
Mi auguro che si capisca bene la differenza, perché è fondamentale.
E non bisogna lasciarsi incantare dal fatto che questa imperiosa richiesta ci venga presentata con gli occhi da cocker: rimane la richiesta di un capo a un suo inferiore gerarchico. Come se non bastasse…

c) quando un cane riceve determinati privilegi, si convince di meritarli.
Ovvero, anche se non è stato lui a chiedere di essere coccolato, ma noi lo facciamo senza un motivo, lui ritiene che gli stiamo tributando gli onori riservati a un soggetto di rango superiore.
In altre parole, coccolandolo ad capocchiam, gli stiamo dicendo “tu sei il mio capo, non sono io il tuo!”.
E potete star certi che il cane ci crede!
D’altro canto, perché mai non dovrebbe? E soprattutto, perché non dovrebbe approfittarne?
Se il vostro capufficio, che vi ha sempre trattato come una pezza da piedi, un ben giorno entra nella vostra stanza e vi dice “Lei è stato promosso, da oggi  è il direttore generale”… il primo pensiero che vi viene in mente non è forse: “AH! Quindi adesso comando io? Benissimo…e mo’ te le faccio spurgare tutte”?
Per fortuna i cani sono moooolto meno stronzi di noi, non sono (quasi mai) vendicativi e sono sostanzialmente più equilibrati di noi quando si trovano in una posizione di comando. Però, con le nostre coccole e stracoccole, la posizione di comando intanto gliel’abbiamo offerta.

Li state facendo voi, adesso, gli occhi da cocker e la faccia da cane bastonato?
State forse pensando “Ma come? Non dovrei più coccolare il mio cane?!? Questa è pazza!”
La risposta è “no”.
No, non sono pazza e no, non è assolutamente detto che non si debba MAI coccolare il proprio cane: semplicemente non lo si deve coccolare troppo, non lo si deve coccolare senza motivo e soprattutto non lo si deve coccolare quando è lui a chiederlo (Bisturi, levami immediatamente il muso da sotto il braccio, se non vuoi che faccia l’immonda figura di razzolare malissimo proprio mentre sto predicando bene).
Lo so che è difficile, anzi difficilissimo resistere: però bisogna imparare a girare la cosa a nostro vantaggio, non comportandoci come “dispenser di coccole a richiesta” (facendoci quindi addestrare dal cane), ma come soggetti di rango superiore che premiano con l’approvazione sociale i comportamenti corretti e graditi.
Non temete, è molto semplice: basta che, quando il cane viene a “esigere” le coccole, noi riusciamo a trasformarle in un premio anziché in una risposta sottomessa alla sua richiesta.
Basta dargli un semplice ordine: un “Seduto!” , un “Dai la zampa!” (UNA zampa, Bisturi, grazie: non tutte e quattro…), ed ecco che magicamente la nostra carezza non rappresenterà  più un “omaggio dovuto” al Grande Capo Occhi Languidi, né una nostra obbedienza alla richiesta dei boss, ma la corretta approvazione sociale al fatto che lui abbia risposto positivamente al nostro comando.

Un altro momento in cui bisogna “regolamentare” le coccole è quello del rientro a casa: quando il cane ci fa le feste, non sta soltanto “manifestando gioia” (specie se siamo usciti cinque minuti prima…), ma sta chiedendo attenzioni.
Lo stesso gesto di saltare addosso è l’”elaborazione adulta” di un comportamento infantile: il cane cerca di arrivare alla nostra faccia per poterci dare colpetti all’angolo della bocca… che è esattamente ciò che fanno i cuccioli nel momento dello svezzamento, quando in questo modo ottengono che la madre rigurgiti loro il cibo predigerito.
Noi non possiamo, ovviamente, rigurgitare alcunché: ma se copriamo il cane di coccole, in qualche modo abbiamo obbedito alla sua richiesta di “offrirgli qualcosa”. Ancora una volta, il cane ci sta addestrando e noi obbediamo ai suoi ordini.
E non va bene, nun se po’ fa’.

Quindi, quando rientriamo a casa, ignoriamo le sue attenzioni (più esagerate sono, più dovremo far finta di nulla), facciamoci gli affari nostri, leviamoci la giacca, posiamo le chiavi, mettiamo a posto la spesa… e POI, nuovamente, chiediamo al cane di fare qualcosa (anche di molto semplice): dopodiché potremo concedergli le coccole che voleva.

Ultima cosa: tutto questo vale quando si tratta del nostro cane: per i cani estranei, le “coccole sociali” non hanno alcun significato e quindi fiondarsi ad accarezzare un cane sconosciuto (solitamente al grido di “Macheccarinooooo!”) può ottenere soltanto due risultati: a) quello di far pensare al cane “Ma questo che vuole, chi caspita è e come si permette?” (il che può trasformarsi anche in un bel ringhio, o peggio); b) quello di far pensare al cane “Eh, sì, sono proprio figo! Tutti gli umani, al mio cospetto, si precipitano a rendermi omaggio!”. Il che potrebbe far aumentare la sua autostima, sì, ma anche renderlo un vero e proprio presuntuoso che poi si aspetta gli stessi omaggi dagli umani suoi. Quindi, coccolando eccessivamente i cani altrui, rischiamo di compromettere il loro rapporto con le proprie famiglie: e questo spiega, a volte, gli atteggiamenti arroganti manifestati soprattutto dai cani di piccola taglia e dal faccino adorabile, che per strada vengono letteralmente ricoperti da overdose di coccole e di “checcarini” immotivati e gratuiti.

 

Concludendo: è meglio non coccolare ad oltranza i cani altrui (e non far coccolare troppo il nostro da estranei), ed è assolutamente indispensabile “regolamentare” le coccole ai cani nostri, evitando che il nostro cane ci addestri (attenzione: lo stesso vale per le richieste di cibo, di gioco e di qualsiasi altra risorsa).
Non siete convinti? Allora vi riporto qui le parole di una delle partecipanti al seminario di ieri: “Io accarezzo continuamente i miei cani, li coccolo, li faccio giocare, do loro da mangiare… mentre mio marito quasi non li guarda in faccia. Il massimo che concede loro è una pacchetta sul garrese. Eppure lui è il loro Dio, vivono per lui, lo guardano adoranti… mentre a me obbediscono solo quando ne hanno voglia”.
Di situazioni come questa sento parlare in continuazione, quasi in ogni famiglia: e sono certa che anche a voi sia capitato di sentirne raccontare, o magari di viverne.
Chiedetevi perché!


Tratto da " Coccole sì, coccole no (ovvero: quando è il cane ad addestrare noi" di Valeria Rossi - tipresentoilcane.com

Dominanza: facciamo chiarezza

Questo articolo di Valeria Rossi è davvero molto interessante, parte da una discorso a mio avviso già anche troppo discusso, ovvero i metodi di Cesar Millan e i soliti tentativi di "classificarlo" come genio o maltrattatore..... difficile scegliere tra bianco e nero, viste le circostanze....ma come dicevo non mi interessa la premessa che parla di Millan, ma il concetto successivo, che affronta molto bene l'argomento "capobranco" , fondamentale se si vuol avere un buon rapporto con il proprio cane.

Vi invito a leggere con attenzione.

 

- di Valeria Rossi

Non si parla d’altro. Anzi, se ne è già parlato fin troppo: su alcuni forum gli amministratori minacciano di sparare a vista su chiunque nomini Cesar Millan, il famoso dog whisperer televisivo, che in realtà più che un sussurratore sembra un calciatore di cani, almeno a giudicare dai video che circolano su youtube.

Siccome noi non avevamo ancora trattato il “caso Millan”, vediamo di dire qualcosa in merito: anche perché, proprio stamattina, ho visto su FB che nonmiricordoquale associazione veterinaria ha preso netta posizione contro il sussurratore.

E allora, diciamolo una buona volta: Millan parte da un presupposto che personalmente condivido (ovvero che si debba essere il leader del proprio cane), ma  poi lo mette in pratica in un modo per cui gli sussurrerei volentieri di andarsene a quel paese, giusto per usare un eufemismo.

Il suo metodo non è certo “tradizionale” (du’ palle… ovviamente tutti i gentilisti d’Italia si sono fiondati a dire che Millan è il Guru Maximo dell’addestramento “tradizionale”); e non è neppure naturale, perché nessun cane prende a calci nella pancia un altro cane se vuole sottometterlo.

Ma soprattutto, da quel poco che ho visto (e non mi interessava vedere di più), mi è parso di capire che Millan affronta solitamente casi difficilissimi, cani che “o si mettono in riga, o finiscono morti ammazzati” (anche perché in America fanno presto a farti fuori): quindi i suoi metodi eccessivi e totalmente slegati da qualsiasi cognizione di etologia, psicologia canina eccetera potrebbero(condizionale: ma MOLTO condizionale) essere parzialmente (ma MOLTO parzialmente) giustificati dall’esigenza di ottenere un risultato immediato.

Ciò non toglie che in gran parte siano metodi assurdi, praticamente MAI condivisibili, anche perché più che risolvere un problema lo procrastinano: il cane schiacciato e sottomesso con questi metodi da “macho man” (o”truzzo man”?) magari si sottomettono a lui per paura, ma non fanno altro che accumulare stress che prima o poi finiranno sicuramente per sfogare su qualcun altro.

La cosa più assurda di tutte è che tanta gente lo prenda ad esempio quando/se deve rieducare un cane che non  rischia la camera a gas da un momento all’altro, ma è il normalissimo cane di una normalissima famiglia che avrebbe a disposizione tutto il tempo che vuole per rieducarlo in modo civile.

Ora, però, resta da stabilire che cosa sia “civile”… e immagino già i nostri lettori che urlacchiano “NOOOO!!! Un’altra diatriba gentilisti-tradizionalisti NOOOO!”

Bboni. State bboni.

Non è su questo piano, che voglio metterla.

O meglio, un po’ forse sì… ma senza polemizzare: anzi, dichiarando a tuttotondo che molto spesso gentilisti, tradizionalisti, olistici, zooantropologi, cognivisti e tutto il cucuzzaro, se riescono a levarsi di dosso l’etichetta di turno, concordano su diversi punti (che, guarda caso, non hanno granché a che vedere con i punti su cui si basa il lavoro del sedicente “sussurratore”).

Per dimostrarlo passo la parola ad una fanciulla di cui – ahimé – non sono riuscita a ripescare il nome (spero che me lo rammenti lei, se dovesse rileggersi!), che qualche annetto fa, proprio su questa rivista,  scriveva così:

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Alimentazione: regole essenziali

Un problema comune che può presentarsi è quello dei digiuni , totali o parziali: il cane lascia il pasto, mangia solo qualche crocchetta...che succede?

 

L'atteggiamento istintivo dell'umano preoccupato è di solito lo porta a 2 comportamenti:

 

a) per sicurezza li lascio la ciotola a disposizione, così finirà più tardi

 

b)  il cibo non gli piace, ne compro subito un'altro

 

Entrambi gli atteggiamenti sono errati e portano a svariate problematiche.

 

Nel caso A, la ciotola sempre a disposizione porta in promis il cane a non compiere mai un pasto completo ma a "smangiucchiare" a caso nella giornata e già questo è un bel problema: l'apparato digerente del cane necessita di essere riempito e lasciato poi a compiere il suo dovere , per questo motivo le crocchette per cani hanno delle apposite formulazioni studiate per una digestione di diverse ore.

 

Mangiando poco e spesso il cane sballerà completamente il suo metabolismo, non sarà mai sazio e tranquillo ne mai affamato.

 

Il caso B comporta una serie di variabili una peggio dell'altra e le riporto con l'aiuto di un articolo di Valeria Rossi:

 

Offrire del cibo diverso appena il cane mostra poco interesse per le "solite" crocchette, porta il cane a fare "due più due".

In questo caso, il “due più due” funziona così: “Se non mangio, mi cambiano la pappa”.

E ovviamente, senza alcuna malizia e senza alcuna intenzione di fare “capricci”, i cani mettono in pratica il metodo che si è rilevato funzionante ogni volta che la pappa X o Y li ha stufati.

Il che comincia a succedere sempre più spesso, con regolarità impressionante.

Si comincia a saltare il pasto dopo due o tre mesi, poi dopo un mese, poi dopo due settimane, poi ogni due-tre giorni.

E non ci si può illudere che il nostro cane “sia diverso”, perché fanno tutti così.

Ma perché non potremmo accontentarli – si chiederà qualcuno – e considerare il cane un po’ come un marito, il quale comincia a bofonchiare se solo gli ripresentiamo la stessa pappa a pranzo e cena?

Il motivo è molto semplice: perché l’apparato digerente del cane è “programmato” per mangiare sempre le stesse cose, o quasi.

Non dimentichiamo che il cane è ancora fatto – almeno al 99% – come un lupo: e il lupo mangia proprio  sempre la stessa sbobba, con la sola differenza che deve predarla per riuscirci.

Però mangia sempre e solo carne cruda (in alcune parti del mondo sempre e solo la stessa carne, perché preda un’unica specie), accompagnata dal contenuto vegetale dello stomaco delle sue prede, che sono quasi sempre erbivore.

Che succederebbe a un lupo se gli sottoponessimo un menu vario e apparentemente più appetibile?

Sicuramente il risultato sarebbe un clamoroso diarreone sparso per tutta la foresta!

 

Per il cane, in realtà, le cose sono un pochino cambiate: la sua immensa adattabilità ha fatto sì che riuscisse a seguire anche una dieta più varia senza subire gravi conseguenze, tant’è che esistono cani che mangiano per tutta la vita gli scarti della tavola dei loro umani (compresi cibi speziati, dolci e tutto ciò che si considera “proibitissimo”)… e sopravvivono  senza problemi (o quasi).

Però è il solito discorso: il fatto che il cane di adatti praticamente a tutto non significa che tutto gli faccia bene.

Soprattutto, conta quando e come questa adattabilità gli venga richiesta: se si comincia fin da cucciolo a dargli da mangiare in modo estremamente variabile, di solito il cane si adatta bene e senza problemi (sempre che la variabilità non comprenda i cibi proibiti, perché in quel caso “sembrerà” che si stia adattando, ma in realtà avrà un fegato grosso come un pallone, o i reni ad alto rischio… e così via).

Un cane adulto che ha sempre mangiato lo stesso cibo, ed improvvisamente viene sottoposto a una dieta molto varia, reagirà quasi sempre come il lupo dell’esempio precedente: cagotto a gogò.

 

Tant’è vero che nei momenti in cui si deve effettivamente cambiare la sua dieta (svezzamento, prima di tutto, e poi passaggio dal mangime “puppy” a quello per cani adulti, o da quello per adulti a quello light per anziani), la cosa va fatta gradualmente, mescolando all’inizio un po’ dell’uno e un po’ dell’altro e poi aumentando un po’ alla volta le dosi della nuova pappa e facendo sparire quella precedente.

 

Se non si osservano queste precauzioni, l’apparato digerente del cane reagisce con la diarrea di cui sopra, dando chiari indizi del fatto che cambiar pappa non è precisamente l’ideale per lui.

 

Se si comincia fin da cucciolo a dargli alimenti variabili (e corretti), invece, il cane si adatta bene: ma… c’è un “ma” grosso come una casa, e cioè la possibilità che, una volta esaurite le possibilità di “cambiar menù”,  il cane continui ugualmente a pretendere cibi nuovi: continuando, nel caso in cui non venga accontentato, con il metodo che ritiene funzionale (perché noi l’abbiamo convinto che lo sia). E cioè lo sciopero della fame.

 

Che per lui, ovviamente, continua a NON essere un capriccio: semplicemente, sa che funziona! E non si sta neppure dando la zappa sui piedi, perché – ricordate? – il cane è ancora molto lupo, e un lupo può stare benissimo una settimana senza mangiare.

 

E’ nella sua natura, è programmato per potercela fare senza drammi… perché in natura la ciotola non arriva tutte le sere, anzi a volte non arriva per giorni e giorni.

Quando un cane salta il pasto per più giornate, il suo umano si strappa i capelli: oddio, dimagrisce, oddio, morirà!

 

Ma neanche per idea.

 

Certo, un po’ dimagrisce: è normale, se non si mangia! Ma appena si ricomincia a mangiare, si recupera rapidamente.

Al lupo interessa sopravvivere, non “mangiare per il gusto di farlo”: e sia il cane che il lupo sanno benissimo che si può sopravvivere senza cibo per periodi piuttosto lunghi.

 

Se poi c’è una ciotola sempre a disposizione, e se ne può piluccare qualche boccone ogni giorno… la cosa può andare avanti all’infinito, perchè la sopravvivenza è garantita (anche se l’animale si riduce pelle e ossa).

 

Gli umani si disperano, ma lui no, neanche un po’: il vero problema sta proprio nel fatto che, andando avanti così all’infinito, il cane va effettivamente incontro a problemi di salute.

 

Si può verificare l’equivalente canino di un’anoressia nervosa: anche gli anoressici continuano a non mangiare perché non si rendono conto dei danni che si stanno autoprocurando.

 

Ovviamente il cane non ha certo problemi mentali come quello di “vedersi grasso”,

o di voler attirare l’attenzione non mangiando: il cane pensa soltanto che ciò che ha funzionato una volta debba funzionare per sempre.

“Se salto il pasto, mi danno qualcosa di più buono” è l’unico pensiero che gli passa per la testa: e siccome è un animale tenace, a volte continua a provarci fino a stare realmente male.

Vale la pena di rischiare, solo per “non sentirsi Rottermaier”?

Io penso proprio di no.

 

Quindi vorrei concludere ricordando alcuni punti essenziali a favore della “linea dura” (ovvero, del togliere la ciotola dopo dieci minuti da quando gliel’abbiamo data e nel ripresentargliela il giorno dopo):

 

a) Se il cane pensa che la “solita sbobba” l’abbia stufato, innanzitutto è perché siamo stati noi a fargli scoprire gusti diversi e più appetibili: i cani che mangiano davvero sempre e SOLO la stessa cosa, normalmente non se ne stufano, quindi  se gli facciamo conoscere solo i cibi più adatti a lui, sarà tutto di guadagnato;

 

b) se il cane viene accontentato una volta quando rifiuta il cibo, quella che era soltanto una “richiesta” si trasformerà molto rapidamente in un vizio.

 

Vizio che, oltre ad essere paurosamente antieconomico visti i costi di un buon mangime, può rivelarsi anche pericoloso perché si può arrivare a una vera e propria anoressia.

 

c) ci sono momenti della vita del cane in cui il passaggio ad un’alimentazione diversa è consigliabile o addirittura obbligatorio (come al momento dello svezzamento): in questi casi è lecito cambiare, ma sempre e solo con gradualità, iniziando con il cibo nuovo mescolato a quello vecchio e cambiando via via le proporzioni (nel giro di una settimana circa) per arrivare a quello nuovo.

 

Uno dei passaggi più difficili (perché si può instaurare un vizio alimentare) è quello dal mangine puppy a quello per adulti: il passaggio NON deve mai avvenire durante uno “sciopero della fame” del cane, che altrimenti si convincerà che il metodo funzioni, ma il mangime puppy a volte “stufa” davvero il cane solo perché lui si rende conto (istintivamente e del tutto inconsciamente, sia chiaro) che non va più bene per lui.

 

Se si aspetta troppo a cambiare, quindi, ci si può trovare in una situazione assai scomoda, ovvero quella in cui noi dobbiamo e vogliamo cambiare, ma il cane ha già iniziato a rifiutare il cibo.

 

Questo accade anche per colpa delle ditte produttrici di mangime, che spesso danno indicazioni fuorvianti.

 

Quasi tutte, infatti, sostengono che il mangime di tipo “puppy” (ovvero: “per cuccioli”) si possa dare fino agli otto mesi circa (in qualche caso addirittura dodici). Questo equivale a dire alle mamme umane che il loro bambino può mangiare omogeneizzati fino a sei anni.

 

E’ evidente che il bambino si stuferà molto prima! E pure il cane.

 

Il mangime “puppy” va bene fino ai quattro-sei mesi (dipende dalle razze), ma non oltre. E se vi state chiedendo perché i produttori dicano “otto” o peggio… be’, guardatevi un po’ il prezzo di un “puppy” e quello di un mangine di mantenimento per adulti, e capirete l’arcano.

 

d) ATTENZIONE, IMPORTANTE: nessun cane è mai morto di fame avendo del cibo a disposizione.

Nessuno. Mai. Non ne esiste un solo caso in tutta la letteratura scientifica conosciuta.

 

Ci sono cani che rifiutano il cibo e che si lasciano morire in seguito ad un trauma, a una depressione (tipico il caso della scomparsa del loro umano): ma non è ma esistito un solo cane che si sia lasciato morire perché non gli piaceva la pappa!

 

e) la linea dura funziona, questo lo sappiamo tutti… ma non è che funzioni perché il cane “si rassegna” a mangiare per tutta la vita qualcosa che non gli piace.

 

Funziona perché il cane, quando riprende a mangiare, lo fa con vero entusiasmo, spazzolando via il cibo e trovandolo assolutamente di suo gusto (ammesso e non concesso che “senta” qualche gusto, a giudicare dalla voracità con cui mangia).

 

Il cane, insomma, “ci ha provato”: ha assaggiato i bignè e ha provato a vedere se si poteva vivere solo di quelli… ma una volta assodato che no, non si poteva, e che l’alternativa era il digiuno, torna ad apprezzare (e non certo a “sopportare” o a “subire”) la pappa più salutare.

 

f) tutto quanto detto sopra vale, ovviamente, solo per un cane assolutamente SANO. Quindi, prima di intraprendere la linea dura, è sempre indispensabile un bel check up completo dal veterinario.

 

Il cane può rifiutare il cibo per motivi di salute (l’esempio più classico sono i parassiti intestinali, che in alcuni casi scatenano una fame vorace, ma poi portano al l’inappetenza), che ovviamente vanno risolti prima di fare qualsiasi altra cosa.

 

Purtroppo, in alcuni casi, una malattia che portava inappetenza ha dato la stura al vizio, perché gli umani, giustamente preoccupati, hanno cercato di “far mangiare qualcosa al cane” ad ogni costo, perché “gli servivano le forse per guarire” .

 

In realtà il cane non mangia perché “sa”, istintivamente, che la miglior medicina per le patologie che interessano l’apparato digerente è proprio il digiuno: ma farlo capire alle Sciuremarie è quasi sempre impossibile.

 

Quindi partono le fettine di prosciutto, il sottofiletto appena scottato, l’ovetto sbattuto… e quando il cane è guarito,  e si ritrova davanti le solite crocchette, fa – giustamente – il gesto dell’ombrello alla Sciuramaria: “Adesso ‘sta roba te la mangi tu, io voglio il prosciuttino e l’ovetto”.

E dategli torto.

 

Insomma, “sentirsi mostri” quando si agisce per il bene del cane non è molto sensato: è comprensibile, certo, specie di fronte a certi sguardi strappalacrime che conosciamo tutti bene… ma sensato non è.

 

Dunque occorre resistere alla tentazione, ripetendosi anche duemila volte al giorno “questo, anche se non sembra, è ancora in gran parte un lupo: e i lupi saltano pasti in continuazione senza risentirne per niente”.

 

Aggiungo ancora una cosa che potrebbe sembrare scontata, ma forse non lo è: se il cane tira avanti per giorni e giorni con quattro crocchette alla volta, e non perde più di qualche etto… forse lo stavate allegramente sovralimentando!

 

Quindi potrebbe non essere stufo del “tipo” di pappa, ma non avere semplicemente bisogno di “tutta” quella pappa.

 

Se così fosse, ringraziate il cielo per avere un cane che sa autoregolarsi: perché altri continuerebbero a mandar giù tutto, avviandosi allegramente verso l’obesità e tutti i problemi di salute connessi.

 

 Tratto da " Linea dura: mi sento un mostro...." di Valeria Rossi - tipresentoilcane.com

La sterilizzazione

Questo argomento è estremamente importante e spesso si porta dietro tantissimi "luoghi comuni" , ma sulla sicurezza e la salute dei propri cani NON ci si può basare sulle dicerie, bisogna ascoltare gli esperti e prendere decisioni coscenziose.

 

Personalmente consiglio caldamente la sterilizzazione ( dopo il primo calore) di tutte le femmine da compagnia, ovvero soggetti non acquisiti a scopi riproduttivi ma solo come membri della propria famiglia.

 

Nell'articolo qui sotto troverete le motivazioni.

 

 

di Dr. LUISA VALENTINI

 

 

 Il termine sterilizzazione, quando non riferito al mondo microbiologico, indica l’eliminazione della capacità riproduttiva, temporanea o permanente.

Il termine castrazione definisce nello specifico la soppressione dell’attività gonadica, che in genere si ottiene per via chirurgica tramite l’asportazione delle gonadi (testicoli nel maschio e ovaie nella femmina), ma che può essere anche attuata farmacologicamente, somministrando molecole che bloccano l’asse endocrino riproduttivo (ma ha un’azione limitata nel tempo, attualmente costi elevati e, per certe sostanze, alte percentuali di effetti collaterali).

Per capire la differenza, una cagna può essere sterilizzata anche con la legatura delle tube ovariche, o con l’asportazione dell’utero lasciando le ovaie, e un maschio reso sterile col taglio dei dotti deferenti (c.d. vasectomia): ma non sono castrati.

Le finalità per cui si sterilizza sono diverse.

Da un punto di vista socio-sanitario, la sterilizzazione di cani non padronali o, comunque, dei cani che non devono essere specificamente destinati alla riproduzione, al momento è l’unica vera arma per il controllo del randagismo e della popolazione canina.

In tale ottica, le cagne da affezione, anche se di razza, andrebbero comunque sterilizzate in quanto la riproduzione di una razza dovrebbe attuarsi nell’ambito di rigidi criteri di selezione e dopo aver escluso possibili tare genetiche dei riproduttori e, inoltre, la non attività riproduttiva le espone con alta frequenza a rischio di patologie spesso gravi..

 

Per quanto riguarda il cane maschio, le tecniche chirurgiche di sterilizzazione sono due: la castrazione (orchiectomia) e il taglio dei dotti deferenti (vasectomia o deferentectomia).

La castrazione elimina il comportamento riproduttivo in quanto il cane, nell’arco di poche settimane, non percepisce più la cagna in calore.

 

L’asportazione dei testicoli non determina alcuna modificazione esteriore del soggetto, né riduce l’aggressività (contrariamente a quanto a volte si pensi, questo perché l’azione degli ormoni androgeni sul cervello avviene già durante la fase fetale, prima della nascita).

In compenso, riduce il vagabondare legato alla ricerca della cagna e le lotte tra maschi in presenza di cagna in calore.

Questo intervento, previene (o elimina, in caso già clinico) alcune patologie prostatiche, come l’ipertrofia e le cisti prostatiche e riduce notevolmente (ma non elimina) l’insorgenza di prostatiti; per contro, aumenta il rischio di carcinoma prostatico in modo inversamente proporzionale all’età in cui viene effettuato l’intervento (minore è l’età, maggiori sono i rischi di insorgenza).

 

Questa neoplasia, fortunatamente, è molto rara ma purtroppo ha decorso molto maligno.

 

Ovviamente, la castrazione previene, o elimina, tutte le patologie testicolari e dell’epididimo (condotto che si trova addossato al testicolo e che viene asportato contestualmente).

 

La vasectomia (o deferentectomia) ha come unico scopo quello di evitare che l’accoppiamento sia fertile.

 

Il cane mantiene intatto il comportamento sessuale e si accoppia regolarmente.

 

 

Per le cagne di proprietà non destinate ad attività riproduttiva (con questa definizione non intendo la cucciolata singola fatta perché il vicino di casa ha un cane della stessa razza: fare una sola cucciolata, ai sensi della prevenzione sanitaria, è come non farne neppure una*), l’ovariectomia (o ovarioisterectomia) è la tecnica più efficace e che sicuramente ha il miglior rapporto costi (riferiti al paziente)/benefici.

 

Riferendomi nello specifico alla cagna, la non attività riproduttiva la predispone con elevata frequenza a due patologie:

1. La piometra, che è un’infiammazione della mucosa dell’utero indotta da infezione batterica secondaria, che si sviluppa su un utero in genere già alterato da processi degenerativi cistici, e che insorge esclusivamente in una specifica condizione ormonale (sempre nella fase diestrale, quella che segue il calore e che dura 2-3 mesi o, in alternativa, può essere indotta dall’uso di progestinici, che si somministrano per sopprimere i calori o di estrogeni somministrati subito dopo un accoppiamento indesiderato per bloccare un’eventuale gravidanza).

 

In genere si manifesta in cagne di media-avanzata età, che non hanno mai partorito o che non hanno avuto parti da diversi anni.

 

Particolarmente predisposte sono le cagne che hanno calori ravvicinati (ogni 4-5 mesi), mentre i soggetti che hanno un calore all’anno, o comunque maggiormente distanziati, sono meno esposti. Pertanto, una piometra spontanea può insorgere solo se vi è attività ovarica, per cui l’ovariectomia, effettuata in qualunque momento, previene tale patologia. Le c.d piometre del moncone, insorgono sul moncone residuo dell’utero solo se è stato lasciato l’ovaio, o un suo frammento;

 

 

2. I tumori (neoplasie) mammari, la cui insorgenza è legata principalmente all’azione degli ormoni steroidi sessuali prodotti dall’ovaio.

 

Il meccanismo di insorgenza è progressivo e, una volta innescato, in genere evolve in senso tumorale anche se si toglie la fonte ormonale tramite ovariectomia.

 

Tuttavia, nella cagna, tale aspetto è ancora oggetto di discussione (contrariamente alla gatta in cui purtroppo la neoplasia mammaria è quasi sempre maligna e non beneficia assolutamente dell’ovariectomia nel momento in cui si è già sviluppata).

Quello che è certo è che, tanto più precocemente viene effettuata l’ovariectomia, tanto minori sono le probabilità che possa insorgere un tumore mammario, fino quasi ad annullarsi se l’operazione è eseguita nella cagna prepubere.

Sulla base di ciò, molti veterinari consigliano l’ovariectomia nella cagna prepubere o, al massimo, dopo il primo calore. L’azione predisponente sui tumori mammari della pseudogravidanza clinica (cioè quella con sintomatologia manifesta) non è ancora stata definita in modo univoco, in quanto i riscontri sono stati contrastanti.

 

Un altro problema, meno grave, ma comunque a volte molto fastidioso, è la comparsa di pseudogravidanza clinica in alcune cagne.

 

Questa condizione, molto frequente e che tende a recidivare dopo ogni calore, determina modificazioni fisiche e comportamentali nella cagna, che può modificare il carattere (diventando apatica o, al contrario, più nervosa e aggressiva) e assumere tutti i comportamenti tipici del parto (irrequietezza, raspa, alleva oggetti), e determina produzione di latte, con rischio di insorgenza di mastiti e dermatiti da lambimento.

 

Tuttavia, queste due patologie non sono le uniche che in qualche modo vengono influenzate dagli ormoni sessuali, ma esistono anche altre patologie, tumorali e non, che, al contrario, sono più frequenti nei soggetti castrati (maschi e femmine), rispetto a quelli interi.

È il caso dell’osteosarcoma, tumore maligno e aggressivo, particolarmente frequente in alcune razze di taglia grande o gigante, quali Rottweiler, Dobermann, Alano, San Bernardo; o l’emangiosarcoma, tumore maligno, che colpisce con più frequenza alcune razze, come Boxer, Pastore Tedesco, Labrador e il Golden Retriever.

 

Queste neoplasie, fortunatamente, hanno un’incidenza di gran lunga inferiore rispetto ai tumori mammari e in alcune razze il riscontro riveste carattere di eccezionalità.

Gli ormoni gonadici hanno un’azione regolatoria anche sulla crescita ossea.

 

Ciò è particolarmente evidente sul maschio, la cui crescita è maggiore se viene castrato precocemente.

 

Questo aspetto va tenuto presente soprattutto nei soggetti di grande taglia e nelle razze soggette a displasia dell’anca.

 

La sterilizzazione molto precoce (prima dei 5 mesi di età), aumenta l’insorgenza di questa patologia.

 

Tra le conseguenze indesiderate della gonadectomia, vi è lapredisposizione all’obesità.

Anche questo aspetto però va ben inquadrato.

 

Nella mia esperienza, quando ho ovariectomizzato cagne già in soprappeso, queste sono in genere diventate obese in breve tempo.

 

Il discorso vale anche per il cane maschio.

 

Il dubbio però sorge, in quanto in genere si parla di soggetti che, se già in soprappeso giovani, denotano una propensione alla sovralimentazione da parte dei proprietari (che in genere non è quello che mettono nella ciotola, ma tutto quello che danno come extra). Inoltre, alcuni soggetti manifestano un incremento di appetito dopo la chirurgia e molti proprietari tendono ad assecondarlo, forse anche perché mossi da sensi di colpa.

Il termine predisposizione non coincide con evento ineluttabile.

 

Questo è l’alibi che più di frequente si sente quando si incontrano proprietari di soggetti obesi “È così perché è castrato”. Niente di più falso; se si pone attenzione, soprattutto all’inizio, i cani mantengono la loro forma perfetta e la loro vivacità e il loro metabolismo non viene alterato.

 

Altra possibile conseguenza è l’incontinenza urinaria nella cagna castrata.

 

Questa si manifesta tipicamente quando la cagna è in decubito, in quanto la pressione dei visceri addominali sulla vescica determina la fuoriuscita di urina, e più frequentemente nelle cagne obese e di grande taglia.

 

Le percentuali riportate in letteratura sono molto variabili e probabilmente in parte risentono anche dell’età a cui vengono sterilizzate le cagne (in alcuni Paesi, si sterilizzano i cuccioli a 3 mesi di età) e delle tecniche adottate.

L’origine è multifattoriale, ma la carenza prolungata di estrogeni ovarici è una delle cause; l’altro fattore è lo spostamento posteriore della vescica, indotto dalla contestuale asportazione dell’utero (in caso di ovarioisterectomia).

 

La sterilizzazione chirurgica apre un problema etico, in quanto è un intervento fatto su un animale sano e, pertanto, non ha finalità terapeutiche.

Questo, però, a una prima analisi.

Riferendomi nello specifico alla cagna,considerata l’altissima incidenza della piometra e delle neoplasie mammarie nelle cagne non ovariectomizzate, si comprende come la questione sia più complessa.

 

Valutando l’enorme beneficio che si ottiene sulla prevenzione di queste due patologie, entrambe gravi e che portano a morte il soggetto, se non tempestivamente risolte, si comprende come comunque sia più opportuno sottoporre a ovariectomia la cagna, quando è giovane e in buona salute.

Un manifesto della LAV pro-sterilizzazione

Sul momento ottimale, visto che è un intervento programmabile, anche qui le opinioni non sono univoche. Molti veterinari preferiscono effettuarla nella cagna prepubere, altri dopo il primo calore.

 

In genere si consiglia di effettuarla tra 6-9 mesi, prima del primo calore.

 

Personalmente, appartengo alla schiera che preferisce attendere il primo calore, soprattutto se si tratta di cagne di grande taglia, e ancor più se appartenenti a quelle razze a più elevato rischio di osteosarcoma o emangiosarcoma, salvo motivi contingenti (ad esempio, una cagna che può facilmente accoppiarsi).

Nella mia casistica non ho avuto riscontri di cagne con tumori mammari, pervenute già ovariectomizzate, il cui intervento fosse avvenuto prima dei 3 anni, e nessun caso di cagna sterilizzata dopo un calore (questo non esclude che possa avvenire, ma in via eccezionale; mentre risulta molto più difficile correlare altri aspetti patologici a un’ovariectomia molto precoce ).

 

Per quanto riguarda il criterio chirurgico, se ovariectomia o ovarioisterectomia (asportazione contestuale di utero e ovaie), esistono due scuole di pensiero, entrambe con argomentazioni valide.

Nella nostra clinica preferiamo effettuare l’ovariectomia, salvo che non ci siano motivi che inducono a togliere pure l’utero. Questo per due ordini di fattori: l’intervento è meno invasivo e, inoltre, si riduce il rischio di spostamento caudale della vescica, che è una delle concause di insorgenza di incontinenza urinaria da sterilizzazione.

 

Altri Colleghi preferiscono eseguire l’ovarioisterectomia, per scongiurare potenziali patologie uterine.

A tal proposito, però, va specificato che i tumori dell’utero sono estremamente rari anche nella cagna intera, e diventano un problema virtuale se la cagna è sterilizzata in giovane età, e la piometra non può mai insorgere se le ovaie vengono completamente asportate.

L’utero non più sollecitato degli ormoni ovarici rimane un organo poco irrorato, che va incontro a ipotrofia assumendo aspetto simile a quello della cagna prepubere, per cui molto difficilmente andrà incontro a patologie.

 

Come sempre, nella Clinica, non è possibile fare un ragionamento univoco, in quanto esistono pro e contro su entrambi gli aspetti, ma, di sicuro, il massimo beneficio lo si ottiene effettuando l’ovariectomia (o ovarioisterectomia), e mai altre tecniche di sterilizzazione chirurgica (legatura delle tube ovariche o isterectomia), che mantengono l’attività ovarica, con tutte le conseguenze relative, in quanto la cagna attirerà i maschi, favorendo la formazione di branchi e relative lotte, e conseguenti disagi.

Inoltre, l’asportazione del solo utero, induce in genere la degenerazione cistica delle ovaie, con comparsa di calori sempre più frequenti e ravvicinati, fino a uno stato di calore persistente.

Ovviamente nessuna di queste due tecniche, che cito solo per dovere di completezza, ha alcuna efficacia sulla prevenzione dei tumori mammari e la legatura delle tube non previene in alcun modo la piometra; inoltre, e qui parlo solo per esperienza personale in quanto non ho trovato casistiche in tal senso, una cagna che si accoppia ripetutamente senza mai partorire è più soggetta a sviluppare piometra nel tempo (in genere questo si verifica quando si mantiene una cagna intera insieme a un maschio vasectomizzato, o una cagna in cui è stata effettuata solo la legatura delle tube).

 

In conclusione, valutando i singoli aspetti, la sterilizzazione andrebbe sempre consigliata nelle cagne che non sono destinate all’allevamento, in considerazione dell’alto rischio di patologie.

L’intervento chirurgico deve in ogni caso prevedere l’asportazione completa delle ovaie e andrebbe programmato in giovane età, in modo da ottenere i massimi benefici sulla prevenzione dei tumori mammari, ma preferibilmente quando la crescita è per gran parte completata (specie nelle cagne di grande taglia).

 

Per quanto riguarda il cane maschio, l’intervento andrebbe effettuato preferibilmente nel cane adulto, che ha completato lo sviluppo somatico, meglio se intorno ai 2-3 anni (salvo indicazioni specifiche), in modo da ridurre il rischio di insorgenza di carcinoma prostatico.

In nessun caso, la qualità di vita del cane, maschio o femmina, ne risente, salvo cattiva gestione da parte del proprietario (mi riferisco, in particolare, al problema obesità), né ci sono modificazioni comportamentali verso i proprietari.

 

Tratto da " La sterilizzazione chirurgica nella specie canina"- tipresentoilcane.com

 

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